martedì 8 ottobre 2013

Overwhelmed

Spend all your time waiting
For that second chance,
For a break that would make it okay.

There's always some reason
To feel not good enough,
And it's hard, at the end of the day.

I need some distraction,
Oh, beautiful release.
Memories seep from my veins.

Let me be empty,
Oh, and weightless, and maybe 
I'll find some peace tonight.

In the arms of the angel,
Fly away from here,
From this dark, cold hotel room,
And the endlessness that you fear.
You are pulled from the wreckage,
Of your silent reverie.
You're in the arms of the angel,
May you find some comfort here.

So tired of the straight line,
And everywhere you turn,
There's vultures and thieves at your back.

The storm keeps on twisting.
Keep on building the lies
That you make up for all that you lack.

It don't make no difference,
Escape one last time.
It's easier to believe in this sweet madness,
Oh, this glorious sadness,
That brings me to my knees.

You're in the arms of the angel,
May you find some comfort here.


Iniziare la conta dei morti da chi la guerra ha combattuto per non doverla fare di nuovo... non era previsto

Ironia della sorte, la chiamano
Ma di ironico c'è solo quel biglietto incollato di traverso sul pianoforte a mezza coda antico che mi ha lasciato

"Culo di Piume"

Gli spartiti della "Sonata al chiaro di Luna" aperti sul leggio, ingialliti e usurati mi ricordano di averne parlato con lui... delle nostre lezioni di piano. Ogni bambino di buona famiglia del Core ne ha prese, si sa.

Lui le odiava... perchè le dita di un bambino non sono mai abbastanza lunghe per coprire tutti i tasti. E le gambe abbastanza slanciate per manovrare i pedali come si conviene.
Io le amavo... perchè mi sembrava di poter colorare l'aria con le dita
Quando glielo dissi mi rise in faccia. Con quel suo modo irriverente che ti faceva venire voglia di baciarlo, anzichè prenderlo a sberle. E io ci provai... prima a prenderlo a sberle, poi a baciarlo. Mi fece fare entrambe le cose...

Non era tagliato per la guerra, come temo di non essere tagliata per farla nemmeno io
Fece la scelta che lo avrebbe portato il più lontano possibile dai campi di battaglia, non per codardia ma per coscienza... e io non sono mai stata capace di biasimarlo per questo. Eppure... ho fatto la scelta esattamente opposta.

Oggi calco quei campi di battaglia che lui ha cercato di evitare, senza sapere come fare e con la paura che i fili che sostengono i miei ideali si stiano sfilacciando sotto il peso dell'ambizione di altri. Io calco quei campi di battaglia senza sapere come fare... ma lui è morto.
E improvvisamente comprendo come deve essersi sentito mio padre nell'apprendere che mentre lui era al fronte... il bombardamento di una zona periferica di Berishan, priva di apparenti bersagli sensibili, si era portato via mia madre.

Non ho potuto nemmeno salutarla...

Fu la prima cosa che disse mio padre. E la prima che ho pensato io ritrovandomi nella sua stessa situazione, oggi. Avrei voluto almeno salutarlo...

Ho iniziato la conta dei morti... e siamo già ad uno di troppo...

giovedì 3 ottobre 2013

"E' con questa certezza nel cuore che dichiariamo guerra alla Confederazione di Polaris..."

E alla fine il momento è giunto...

Confesso di non sapere se posso dirmi pronta per tutto questo, o se finirò solamente per subirne le conseguenze. Quello che so per certo è che quando ho avuto l'occasione di fuggire, di aggirare il problema e tornare alla mia vita dorata... ho detto no. Ho detto no perchè rinnegare le mie certezze, i miei ideali e le mie convinzioni ora, quando le difficoltà superano di gran lunga i vantaggi, sarebbe stato come rinunciare a me stessa... ammettere di essere esattamente ciò che ho sempre combattuto per dimostrare di non essere.

Vado in guerra seguendo degli ideali che secondo l'opinione più diffusa serviranno solo a far arricchire alcuni politicanti, piuttosto che altri.
Vado in guerra seguendo degli ideali, ma con il terrore di dover sparare... sapendo di non essere in grado di uccidere, forse neppure per salvare la mia stessa vita.
Vado in guerra convinta di farlo anche per il futuro di chi, invece, so già che mi odierà con tutte le forze... a prescindere da quanto efferate o umanitarie saranno le mie azioni e le mie intenzioni.
Non so se sono capace di fare tutto questo...
E indietro ho lasciato tanto... non denaro, belle macchine, gioielli o serate di gala...

Indietro ho lasciato persone.
Persone che non so se riusciranno più a guardarmi in faccia quando tornerò.
Che già mi biasimano per le mie scelte... e che forse dopo mi odieranno per le stesse.

Lascio indietro persone che non sono neppure riuscita a salutare...
Persone che amo...

Mio padre. Un uomo troppo stanco e disilluso. Solo... con il ricordo di una moglie che non ha saputo salvare dal suo destino e una figlia che non ha saputo indirizzare e guidare verso scelte di vita rassicuranti. Vittima dei sensi di colpa e dell'indolenza indotta dalla scomparsa prematura della donna che donava fulgore al suo essere. Dietro ogni grande uomo, c'è sempre una grande donna. E mai detto fu più veritiero. Un padre affettuoso, premuroso... soffocante nel suo tentare di proteggermi. Un padre che amo, ma che devo assumere a piccole dosi... ma che avrei voluto salutare prima di partire.

Paul. La mia infatuazione intellettuale. Il bello e dannato che ho inseguito come un sogno dai primi mesi di università, per poi ritrovarmelo seduto vicino in un bar durante i miei primi mesi da Caporale. Paul, con i suoi occhi tristi e la sua espressione stanca e delusa. Le sue sigarette e quella tendenza a nascondersi dentro un whiskey. una mentre brillante che ha smesso di credere di esserlo. Un appuntamento in sospeso... e chissà quanto tempo da aspettare

Alan. Il mio alter ego maschile... con i suoi ideali, radicati tanto quanto i miei. I suoi ideali tanto distanti dai miei. I suoi silenzi mi hanno insegnato il valore di una scelta, le sue parole quello della vita. Braccia forti nelle quali rifugiarsi, nel raccontarsi la menzogna che le differenze non sempre sono insormontabili. Alan... che ho creduto di amare quando l'idea di ritrovarlo al fronte, con indosso vestigia di un altro colore, mi ha tolto il fiato. Al quale avrei voluto almeno raccomandare di prendersi cura di se stesso... oltre che degli altri

E poi... Sylene. La mia Nemesi. Squilibrio nell'equilibrio, passione nella razionalità, fuoco nell'acqua. Un angelo caduto alla disperata ricerca di un nuovo spazio da occupare, troppo impegnata a farsi del male per vedere che le basterebbe stendere una mano per stringere in pugno il mondo intero. O quantomeno... tutto il mio mondo. Sylene... con i suoi "vorrei, ma non posso", con le sue frasi non dette, con le sue sfide. Che guarda l'ovvio, ma non lo vede... e non si rende conto che probabilmente è l'unica che non riuscirò mai a lasciare davvero indietro.