"E' con questa certezza nel cuore che dichiariamo guerra alla Confederazione di Polaris..."
E alla fine il momento è giunto...
Confesso di non sapere se posso dirmi pronta per tutto questo, o se finirò solamente per subirne le conseguenze. Quello che so per certo è che quando ho avuto l'occasione di fuggire, di aggirare il problema e tornare alla mia vita dorata... ho detto no. Ho detto no perchè rinnegare le mie certezze, i miei ideali e le mie convinzioni ora, quando le difficoltà superano di gran lunga i vantaggi, sarebbe stato come rinunciare a me stessa... ammettere di essere esattamente ciò che ho sempre combattuto per dimostrare di non essere.
Vado in guerra seguendo degli ideali che secondo l'opinione più diffusa serviranno solo a far arricchire alcuni politicanti, piuttosto che altri.
Vado in guerra seguendo degli ideali, ma con il terrore di dover sparare... sapendo di non essere in grado di uccidere, forse neppure per salvare la mia stessa vita.
Vado in guerra convinta di farlo anche per il futuro di chi, invece, so già che mi odierà con tutte le forze... a prescindere da quanto efferate o umanitarie saranno le mie azioni e le mie intenzioni.
Non so se sono capace di fare tutto questo...
E indietro ho lasciato tanto... non denaro, belle macchine, gioielli o serate di gala...
Indietro ho lasciato persone.
Persone che non so se riusciranno più a guardarmi in faccia quando tornerò.
Che già mi biasimano per le mie scelte... e che forse dopo mi odieranno per le stesse.
Lascio indietro persone che non sono neppure riuscita a salutare...
Persone che amo...
Mio padre. Un uomo troppo stanco e disilluso. Solo... con il ricordo di una moglie che non ha saputo salvare dal suo destino e una figlia che non ha saputo indirizzare e guidare verso scelte di vita rassicuranti. Vittima dei sensi di colpa e dell'indolenza indotta dalla scomparsa prematura della donna che donava fulgore al suo essere. Dietro ogni grande uomo, c'è sempre una grande donna. E mai detto fu più veritiero. Un padre affettuoso, premuroso... soffocante nel suo tentare di proteggermi. Un padre che amo, ma che devo assumere a piccole dosi... ma che avrei voluto salutare prima di partire.
Paul. La mia infatuazione intellettuale. Il bello e dannato che ho inseguito come un sogno dai primi mesi di università, per poi ritrovarmelo seduto vicino in un bar durante i miei primi mesi da Caporale. Paul, con i suoi occhi tristi e la sua espressione stanca e delusa. Le sue sigarette e quella tendenza a nascondersi dentro un whiskey. una mentre brillante che ha smesso di credere di esserlo. Un appuntamento in sospeso... e chissà quanto tempo da aspettare
Alan. Il mio alter ego maschile... con i suoi ideali, radicati tanto quanto i miei. I suoi ideali tanto distanti dai miei. I suoi silenzi mi hanno insegnato il valore di una scelta, le sue parole quello della vita. Braccia forti nelle quali rifugiarsi, nel raccontarsi la menzogna che le differenze non sempre sono insormontabili. Alan... che ho creduto di amare quando l'idea di ritrovarlo al fronte, con indosso vestigia di un altro colore, mi ha tolto il fiato. Al quale avrei voluto almeno raccomandare di prendersi cura di se stesso... oltre che degli altri
E poi... Sylene. La mia Nemesi. Squilibrio nell'equilibrio, passione nella razionalità, fuoco nell'acqua. Un angelo caduto alla disperata ricerca di un nuovo spazio da occupare, troppo impegnata a farsi del male per vedere che le basterebbe stendere una mano per stringere in pugno il mondo intero. O quantomeno... tutto il mio mondo. Sylene... con i suoi "vorrei, ma non posso", con le sue frasi non dette, con le sue sfide. Che guarda l'ovvio, ma non lo vede... e non si rende conto che probabilmente è l'unica che non riuscirò mai a lasciare davvero indietro.
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