Il suono della chitarra non è pulito. Le corde devono essere vecchie, almeno quanto chi le suona... ma le note escono calde, avvolgenti, anche se un pò distorte. Il sole vermiglio ha appena fatto capolino al di sotto dei cumulonembi, specchiandosi sul mare all'orizzonte, colorandolo di porpora.
E' la voce di quell'uomo, accompagnata dal suono di quelle vecchie corde di chitarra, a tenermi inchiodata lì a guardare il giorno spegnersi attimo dopo attimo. Si fa chiamare Jones... ha il viso di pergamena, scottato dal sole e macchiato dal tempo, ma la voce di un angelo del Purgatorio. Canta ad occhi chiusi, mentre le dita ruvide pizzicano le corde con passione e rabbia. Canta di ieri e come se non ci fosse un domani... della guerra e del fronte... del suo amore che giurò di aspettarlo e del letto vuoto che trovò ad attenderlo al suo ritorno.
Mi avvicino. Lascio cadere alcune monete nella latta con su scritto Jones. Vengo inchiodata sul posto da quella voce graffiante e calda.
"Da dove vieni, bambina?"
"Ha importanza?"
"Smette di averne quando scopri di non avere più nessuno a casa ad aspettarti"
Basta quella frase per convincermi a rimanere.
Ascolto la sua storia... di come sia partito per il fronte forte di una promessa che doveva essere eterna e indissolubile, e di come sia tornato privato di ogni speranza. Nessuno ad attenderlo... nessuno che ricordasse il nome di quella promessa a parte lui... nessuno che lo aiutasse a serbarne memoria.
Ho ascoltato di come l'uomo fosse diventato un'ombra... uno spettro...
Ho ascoltato la sua storia e ho deciso che non aveva più importanza sapere da dove venisse, dove fosse tornato... o con chi avesse combattuto...

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