Costituzione della Repubblica Federale Alleata
Noi, popoli dell'Alleanza, decisi a
salvare le future generazioni dal flagello della guerra che ha ripetutamente causato indicibili afflizioni all'umanità
riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana
ad assicurare, mediante l'accettazione di principi legali e l'istituzione di sistemi di sicurezza, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell'interesse comune
a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dalle altre fonti del Diritto Interplanetario possano essere mantenuti
abbiamo risoluto di unire le nostre forze per il raggiungimenti di tali fini.
In conseguenza i nostri rispettivi Governi, per mezzo dei nostri rappresentanti riuniti e muniti di pieni poteri riconosciuti in buona e debita forma, hanno concordato la presente Costituzione Universale, base fondante della Repubblica Federale dell'Alleanza
E' provato che, nonostante i fondamenti pacifisti e umanitari che caratterizzano la Costituzione dell'Alleanza, non esiste un'interpretazione oggettiva della stessa. Ciascun pianeta, ciascun Governo, popolo, etnia o individuo sviluppano una tendenza soggettiva e personale di recepire il documento fondante della nostra Repubblica Federale.
Sono principalmente le incidenze socio-economiche, ancor più di quelle politiche, a influire nello sviluppo totalmente individuale di un'opinione di massima. Occupazione, estrazione sociale, tenore di vita, contesto culturale, inclinazione religiosa sono solo alcuni dei fattori che bisogna tenere in considerazione quando si approccia il problema: cosa induce un individuo a disconoscere e negare la propria appartenenza di diritto a quel complesso di leggi ed istituzioni noto come Repubblica Federale dell'Alleanza?
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La Pace, instaurata con la fine delle ostilità e la nascita dell'Alleanza, smette di essere percepita come un valore universale ugualmente ripartito tra tutti i cittadini e viene relegata in una dimensione puramente personale ed elitaria. Finisce per essere riconosciuta come una condizione privilegiata, appannaggio esclusivo di quei popoli usciti vincitori dalla guerra.
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Il diritto secondo il quale "le leggi sono scritte dai vincitori" arriva ad essere, per chi la guerra ritiene di averla perduta, motivo sufficiente per disconoscere ogni partecipazione ai benefici che quelle stesse Leggi, seppur imposte, garantiscono.
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E' la negazione di appartenenza, quindi, dettata da un sostrato sociale, economico e politico ad alimentare un desiderio di rivalsa che conduce, il più delle volte, a riconoscere come migliore una condizione oggettivamente peggiorativa, ma percepita come preferenziale poichè estranea ad un contesto socio-politico assunto come vessante ed oppressivo.
[Estratto dalla tesi di laurea in Psicologia Criminale di Sophia Mannfield]
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